domenica 12 gennaio 2014

Esistono uomini senza anima e alieni? (parte I)

Pubblicato da LION OF YAHUDA martedì 21 agosto 2007 su InterMatrix

PREMESSA
“In questo trattato viene discusso il significato di 'Anima' nella tradizione occidentale. Verrà trattato anche l'aspetto collegato agli eventi attuali e futuri connessi alle informazioni che circolano riguardo le rivelazioni di C. Malanga sul fatto che esistano uomini senza anima.
Consapevole delle critiche che potrà provocare nelle menti di molti chiedo umilmente e con sincerità di leggere e meditare con attenzione queste informazioni, e verificare personalmente se siano corrette nei fondamenti.
Vi prego vivamente di salvare e stampare questo trattato per leggerlo e meditarlo con calma, cosa che online su di un monitor non è affatto un buon metodo per capire bene certi argomenti”.

L'Anima nel corso dei secoli è stata interpretata sempre e solo in DUE modi che elencheremo di seguito. Tra corsi e riscorsi in ogni serie di epoche e luoghi geografici essa ha preso i connotati del tempo e di chi spiegava, con 'autorità', questi concetti ai popoli. Infatti tra gli intellettuali del tempo in ogni epoca ci sono stati sempre dissensi sulla natura, lo scopo e il significato intrinseco dell'Anima.

QUESTA NON E' UNA DEDUZIONE MA FATTO STORICO ACCERTATO!

Allora sovviene una domanda: A 'CHI' dovremmo credere visto che non esistono strumenti che possano “misurare” l'Anima?
Certo che ci vorrebbe qualcuno Super-Partes che conosce veramente come stanno le cose, per mettere a tacere questa controversia, definendo il concetto e le funzioni dell'Anima in maniera certa, scientifica e definitiva.
Quindi alcuni hanno un concetto ed altri un altro, solo che a questo dobbiamo anche aggiungere cosa è lo “spirito” e se apparizioni, fantasmi, angeli, dèmoni, alieni e anime sono nello stesso tempo anche spiriti [questo è oggetto della seconda parte – ndr], contrapponendolo al concetto di Anima Platonica.
Sì perchè Anima e Spirito non sono affatto la stessa cosa come invece molti 'credono'.

Vediamo cosa intendevano negli antichi scritti i filososi e pensatori sulla questione Anima e che differenza c'è tra la 'tradizione' secolare e filosofico-religiosa umana e il 'concetto' alla radice del pensiero ebraico e cristiano che si distinguono nettamente dalla tradizione secolare.

IMPORTANTE: "Non confondere” la parola 'religione', con gli uomini credenti VERI figli del Padre che non appartengono a nessuna 'religione umana', cercano la Saggezza universale e vivono in armonia e amore con l'uomo e la natura per quanto dipende da loro, tendendo verso l'alto al di sopra di tradizioni secolari e modus vivendi dei sistemi umani. Ma nello stesso tempo condividendo con gli altri tutto ciò che hanno e sono, dimostrando in ogni loro pensiero e azione la loro umiltà, la loro fede senza compromessi e il loro amore incondizionato per gli altri. Dal principio della storia umana sino ad oggi sono esistiti e sono ancora quì, inviati a testimonianza che lo spirito del male non fagociterà l'intera umanità nell'abisso del male e non vincerà"!!

Le parole alla radice da cui discende il termine 'anima' da noi usato nell'occidente pseudo-cristiano provengono dall'ebraico (nèfesh) e dal greco (psychè), e furono tradotte in latino 'alma' [anima]. Ma date le spiegazioni ufficiali della Chiesa Cattolica e della tradizione filosofica, la connotazione che il termine italiano 'anima' richiama di solito alla mente nella maggioranza delle persone non è affatto in armonia con il significato originale dei termini radice sia ebraico che greco-cristiano.
Infatti seri studiosi delle lingue e della radice di tali termini affermano cose esattamente contrarie alla creduloneria popolare. Già nel lontano 1897 - C.A. Briggs nel Journal of Biblical Literature – vol. XVI p.30 - a seguito di una particolareggiata analisi sull'uso del termine 'nèfesh', osservava: “Anima nell'uso che se ne fa attualmente, dà di solito un'idea molto diversa dal vero significato di nèfesh in ebraico, ed è facile che l'incauto o poco informato lettore fraintenda”.

Più recentemente, nel presentare una nuova traduzione della 'Torà' (Jewish Publication Society of America) il capo redattore, H.M. Orlinsky dell'Ebrew Union College, ha affermato che il termine 'anima' era stato eliminato da quella traduzione perchè non rende correttamente il termine ebraico 'nèfesh', e ha aggiunto: “Altri traduttori hanno interpretato che significhi 'anima', il che è completamente inesatto. Nella 'Torà', trasmessa da Dio all'uomo, non dice che “abbiamo” un'anima. 'Nèfesh', è la persona stessa, il suo bisogno di cibo, il suo sangue che scorre nelle vene, la vita, il suo stesso essere” - (riportato nel New York Times del 12 ottobre 1962).

Anche il dizionario Devoto-Oli riporta: s.f. “Principio immateriale della vita umana, “TRADIZIONALMENTE RITENUTO” [per tradizione secolare filosofico-religiosa - ndr] immortale o addirittura partecipe del divino...”.

Quindi riconosce che la “tradizione” filosofica e religiosa abbia dato questa connotazione al termine stesso, ma poi prosegue nel 2° paragrafo: “..'Persona', con speciale riferimento alle qualità spirituali, al carattere, ai sentimenti: è una grande anima; un'anima nobile; anima nera, di persona di cui c'è da aspettarsi di tutto. Nel senso di 'individuo', 'abitante': un paesino di trecento anime; non c'era un'anima viva, nessuno..”.

La verità principale risiede nel fatto che i significati comunemente attribuiti al termine italiano 'anima' derivano primariamente non dagli scritti ebraici o greco-cristiani, ma dall'antica filosofia greca, in effetti il pensiero religioso arcaico antico.
Il filosofo greco Platone, cita queste parole di Socrate: “Se cioè l'anima si diparte pura dal corpo, nulla del corpo traendo seco... non se n'andrà ella a ciò che le è simile, cioè, dico, all'invisibile, al divino, all'immortale, all'intelligente, dove giunta potrà essere in realtà felice, libera ormai dai vagamenti e da stoltezze e paure... potrà trascorrere il rimanente tempo in compagnia degli dèi?” - Fedone, 80, e; 81, a.

Secondo Platone l’anima non ha un inizio, in quanto è ingenerata; inoltre, è considerata immortale e incorporea. Seguendo il 'Timeo' di Platone, egli attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti [continuando così la tradizione esoterico-religiosa che dèificava gli astri in quanto esseri cosmici che sovrintendono la vita e la natura umana – ndr].
La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo all’anima sta nel suo averla sdoppiata in “Anima superiore”, legata al divino, e “Anima inferiore”, legata al corpo.
Per Plotino l’anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un’anima che plasma e vitalizza l’intero universo (Anima dell’universo) e anime individuali, per tutti gli esseri animati.

Molti sanno che la religione Cattolica dà proprio questo connotato all'anima, credendo che le gerarchie abbiano la conoscenza vera e divina di queste cose. Ma vediamo cosa dicono in alcuni testi di portata internazionale (forse si contraddicono?).

In netto contrasto con l'insegnamento filosofico della 'psychè' immateriale, intangibile, invisibile e immortale, le Scritture sia del VT che del NT spiegano che sia 'psychè' che 'nèfesh', quando si riferiscono a creature terrene viventi, significano qualcosa di tangibile, materiale, visibile e mortale. Vorrà forse dire che le gerarchie Cattoliche non conoscono le Scritture Sacre da 'loro' predicate?

La New Catholic Encyclopedia [1967, vol. XIII, p. 467] dice: “Nephes [Nèfesh] ha un significato molto più ampio del nostro popolare termine 'anima', poiché significa vita (Es. 21:23; Dt. 19:21) e le sue varie manifestazioni vitali: respiro (Gen. 35:18; Gb. 41:13,21), sangue (Gen. 9:4; Dt. 12:23; Sl. 140-141:8), desiderio (2 Sam. 3:21; Prv. 23:2).
L'anima nell'AT non significa una parte dell'uomo, ma l'intero uomo: l'uomo come essere vivente. Similmente nel NT significa vita umana: la vita di un singolo soggetto cosciente (Mt 2:20; 6:25; Lc 12:22-23; 14:26; Gv 10:11, 15, 17; 13:37)".

Un'altra traduzione Cattolica, The New American Bible, nel suo “Glossario dei termini di teologia biblica” (pp. 27,28), dice: “Nel Nuovo Testamento [Scritture greche- cristiane], 'salvare la propria anima' (Marco 8:35) non significa affatto salvare una parte 'spirituale' dell'uomo, contrapposta al 'corpo' (nel senso dato da Socrate e Platone) ma l'intera persona, a sottolineare il fatto che la persona vive, desidera, ama, vuole, ecc., oltre a essere concreta e fisica”.

Quindi le Gerarchie Cattoliche sanno che 'anima' non si rifersice a qualcosa che abita il corpo e che và da qualche altra parte dopo la morte, però al contrario insegnano alle persone che l'anima và in paradiso o in purgatorio o all'inferno, proprio come ci viene tradizionalmente tramandato dalla mitologia e dalla filosofia sia orientale che greca.
Perchè lo fanno? Perchè chiudono le porte della conoscenza alle genti? Ma questo è un'altro discorso che faremo in un'altro momento.

Per tornare al soggetto, il termine greco 'psychè' i dizionari lo definiscono 'vita', e 'anima come personalità e carattere' o dicono che era usato per indicare la stessa persona, e spiegano che “anche nelle opere greche il termine era usato a proposito di animali” che 'guarda caso' coincide proprio con il pensiero ebraico e cristiano del termine in cui gli animali vengono classificati 'anime'. Infatti ricorre il termine 'nèfesh' anche a proposito della creazione animale: “..Ogni cosa che si muove sopra la terra in cui c'è vita come un'anima'..” [lett. anima 'nèfesh chaiyàh' vivente].
Tutte le volte che ricorre la parola 'animale' sia selvatico che domestico ad essa è associato il termine 'nèfesh' in ebraico e 'psychè' in greco.

L'espressione ebraica 'nèfesh chaiyàh' ricorre ugualmente sia nella creazione dell'uomo che degli animali cioè 'anima vivente'. Ciò denota la mortalità dell'anima e quindi la contrapposizione con l'immortalità dell'anima enunciata dalla mitologia e dalla filosofia greca. Così è confermato anche nelle scritture greche-cristiane dove in 1 Co 15:45-47 dice: “Così è anche scritto: 'Il primo uomo Adamo divenne anima vivente [psychè zòsan o psychè ton zòion]..'.

Il concetto di “anima inserita nell'uomo” deriva dall'erronea spiegazione dell'atto creativo in cui viene detto: “..e Dio [Elohim] formava l'uomo dagli [elementi della terra] e gli soffiava [una forma di nafàch] nelle narici 'l'alito' [neshamàh] vitale così l'uomo divenne un'anima vivente [nèfesh chaiyàh]..”. 'Neshamàh' è usato nel senso di “qualcosa o qualcuno che respira” e come tale è sinonimo di 'nèfesh', “anima”.
Ma il senso è molto più ampio, in quanto non si tratta solo di immissione o emissione di aria ma di qualcosa associato ad una 'forza'. Infatti quando il primo mondo fù distrutto dal diluvio e perì ogni forma di vita umana e animale, viene detto in Gen. 7:22: “..tutto ciò in cui è attivo 'l'alito' [neshamàh] dello 'spirito' [ruàch] della vita, cioè tutto ciò che era sul suolo asciutto, morì...”.
Così per interconnessione diretta il respiro o alito di vita [neshamàh] è direttamente correlato allo spirito di vita [ruàch].

Per fare un'iperbole facciamo un esempio: “ipotizziamo che l'automobile sia un'anima vivente.. il suo 'alito di vita' è la benzina e il suo 'spirito di vita' è l'ossigeno presente nell'aria. Senza quest'ultimo 'fondamentale' componente non ci sarebbe nessuna combustione, nessun movimento, e l'auto semplicemente resterebbe inattiva”. Così nella stessa maniera uomini e animali hanno alito di vita [neshamàh] a seguito dell'attività dello spirito di vita [ruàch], divenendo a tutti gli effetti 'Anime Viventi' – [nèfesh chaiyàh, ebr.; psychè zòsan o psychè ton zòion, Gr.]

Lo spirito di vita è in greco il sostantivo 'pnèuma' [spirito] che deriva dal verbo 'pnèo' , che significa “respirare” o “soffiare”. Si ritiene che l'ebraico 'ruàch' derivi da una radice che ha lo stesso significato. Quindi 'ruàch' e 'pnèuma' significano fondamentalmente la stessa cosa [respiro, alito, soffio] ma sono usate anche in altri contesti.
Possono indicare il vento; la forza vitale delle creature fisiche viventi; lo spirito santo di Dio; le creature non fisiche.

Tutti questi significati hanno una cosa in comune: si riferiscono sempre a ciò che è invisibile agli occhi umani ma viene rilevato e percepito come forza in movimento.

Questa forza invisibile è in grado di produrre effetti visibili.

Per esempio: “Il vento muove le foglie; il respiro di animali e uomini muove i loro toraci; lo spirito divino muove i pianeti e le galassie nelle loro orbite; le creature di natura extradimensionale [alieni; dèmoni] pro-muovono il male visibile nel mondo”.